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Beni confiscati a mafie, ecco il report della Corte dei Conti: luci ed ombre in gestione

Lunghezza dei procedimenti, soprattutto nella confisca dei beni sequestrati alle mafie; norme con carattere di emergenza e conseguenti problemi interpretativi; disfunzioni del flusso informativo; criticità nella gestione dei beni confiscati; carenze strutturali dell´Agenzia nazionale, che però è riuscita a portare a casa risultati "apprezzabili" con l´assegnazione di 4 mila beni immobili e aziende confiscati. E´ quanto risulta da una relazione della Corte dei conti, Sezione centrale di controllo sulla gestione delle amministrazioni dello Stato, che ha svolto distinte indagini, programmate in tempi diversi, concernenti la gestione e la destinazione dei beni oggetto di "misure ablatorie", nell´ambito del sistema di prevenzione e contrasto della criminalità organizzata, e il ruolo svolto dall´Agenzia nazionale per i beni sequestrati e confiscati alla mafia.
Questa la sintesi secondo ANSA. Ecco, invece, il comunicato della Corte dei Conti:
a Corte dei conti, Sezione centrale di controllo sulla gestione delle amministrazioni dello Stato, ha svolto distinte indagini, programmate in tempi diversi, concernenti la gestione e la destinazione dei beni oggetto di misure ablatorie, nell´ambito del sistema di prevenzione e contrasto della criminalità organizzata, e il ruolo svolto dall´Agenzia nazionale per i beni sequestrati e confiscati alla mafia (Anbsc).
Le prime riflessioni critiche sono state rivolte al quadro legislativo in materia di misure di prevenzione e di contrasto alla criminalità di stampo mafioso, caratterizzato dalla produzione, talora non sistematica e disorganica, di disposizioni aventi natura emergenziale, che hanno sollevato problemi interpretativi e lasciato irrisolte questioni rilevanti, anche con riguardo al passaggio dalla fase dell´aggressione a quella della destinazione/assegnazione finale dei beni confiscati.
Si è evidenziato come il problema fondamentale sia rappresentato dalla lunghezza dei procedimenti e dei processi (di prevenzione e penali) e, all´interno della procedura ablatoria, dai vistosi ritardi che spesso separano l´adozione della misura di prevenzione o cautelare patrimoniale dal momento in cui ne viene data comunicazione all´Agenzia (in media, su un campione significativo di oltre mille procedure giudiziarie, il ritardo arriva a 470 giorni).
Sulla questione, come emerso nel corso dell´istruttoria, incidono anche le perduranti anomalie e disfunzioni che caratterizzano il flusso informativo tra gli uffici giudiziari e l´Agenzia nazionale (solo il 5/10 per cento dei dati relativi ai beni censiti risulta trasmesso per via telematica).
L´analisi della gestione beni confiscati ha confermato la presenza di una serie di criticità (fabbricati abusivi o inagibili, appartenenza del bene ad un contesto fallimentare, diritti reali di terzi sul bene, possesso per quote indivise etc.), tra le quali, in primis, lo stato di occupazione abusiva degli immobili, che perdura sovente anche dopo la confisca di primo grado con problemi esiziali per la procedura ablatoria.
Ulteriori rilievi critici conseguono alla mancata disponibilità di stime attendibili sul valore dei beni oggetto di misure ablatorie e di dati certi sulla loro consistenza, nonché alla carenza di strumenti per il monitoraggio dei beni e per la verifica del loro utilizzo nella legalità.
Per quanto concerne l´ente gestore, sono state richiamate le carenze strutturali e di personale qualificato dell´Anbsc, che provocano stasi operative e rendono complicato lo svolgimento delle molteplici funzioni attribuite all´Agenzia, tra cui quelle di gestione diretta degli immobili e delle aziende confiscati.
Nel contempo, è stato sottolineato che l´Anbsc, dopo disagi e difficoltà iniziali, nell´ultimo biennio ha conseguito risultati apprezzabili, con l´assegnazione di circa 4.000 beni immobili e complessi aziendali (massimo storico).
In sede di controllo sulla gestione finanziaria dei beni oggetto di misura ablatoria è stato riservato un particolare approfondimento agli strumenti apprestati ed ai finanziamenti erogati a livello europeo, nazionale e regionale, nell´ambito delle politiche di coesione, per la valorizzazione ed il recupero alla legalità dei beni confiscati.
In conclusione, sono state rivolte raccomandazioni ai soggetti istituzionali a vario titolo coinvolti nelle problematiche di gestione dei beni confiscati, che dovranno comunicare, entro sei mesi, i procedimenti adottati o promossi per superare le criticità evidenziate.
In allegato il testo della relazione

 

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