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Cucchi, requisitoria del pm: "Non è un processo all'Arma ma a cinque carabinieri traditori"

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Dall'aula bunker di Rebibbia è il momento della requisitoria del pubblico ministero Giovanni Musarò al processo contro i presunti responsabili della morte del Stefano Cucchi, ed il pm ha usato parole forti: "Picchi di depistaggio inimmaginabili, da film dell'orrore".

"Questo non è un processo all'Arma ma a cinque carabinieri traditori che nel 2009 violarono il giuramento di fedeltà alle leggi e alla Costituzione, tradendo innanzitutto l'Istituzione di cui facevano e fanno parte", ha detto il pm, che ha parlato di Istituzioni tradite e di "picchi di depistaggio inimmaginabili, da film dell'orrore".

Ed ancora: i "depistaggi del 2009 hanno assunto grande rilevanza, perché hanno condizionato la ricostruzione dei fatti" e "la migliore riprova di tale assunto è rappresentata dal fatto che l'acquisizione di alcuni elementi decisivi, sia ai fini di questo processo sia ai fini di quello sui depistaggi del 2015, è stata possibile grazie alla leale collaborazione offerta nel 2018 e nel 2019 proprio dall'Arma dei Carabinieri, in particolare dal Comando Provinciale dei Carabinieri di Roma, dal Reparto Operativo e dal Nucleo Investigativo, i cui componenti hanno profuso impegno e intelligenza ai fini della esatta ricostruzione dei fatti". Secondo il pm "per sgombrare definitivamente il campo da strumentali insinuazioni, non si può sottacere che straordinaria importanza ha assunto la costituzione di parte civile del Comando Generale dei Carabinieri nel cosiddetto processo dei depistaggi".

 Cucchi fu colpito a "schiaffi, pugni e calci" con "una rovinosa caduta con impatto al suolo in regione sacrale" e "lesioni personali che sarebbero state guaribili in almeno 180 giorni e in parte con esiti permanenti, ma che nel caso in specie, unitamente alla condotta omissiva dei sanitari che avevano in cura Cucchi presso la struttura protetta dell'ospedale Sandro Pertini, ne determinavano la morte".

 

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