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Don Ciotti: "Permessi premio? Chi sa, parli, i familiari dei morti non conoscono ancora la verità"

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 "Credo che bisogna dare a tutti la possibilità di guardare oltre, ma credo anche che tutti devono potere collaborare. Quindi ben venga, ma bisogna collaborare, dare una mano alla giustizia per avere la verità". Arrivano anche le parole di don Luigi Ciotti, presidente di Libera, sulla pronuncia della Corte Costituzionale che ha fatto cadere il divieto assoluto per gli 'ergastolani ostativi' di accedere a permessi premio. "L'85% dei familiari delle vittime innocenti di mafia non conosce la verità o la conosce solo in parte. Delle stragi che sono avvenute in Italia conosciamo solo una verità, quella della strage di piazza della Loggia di Brescia. Di tutte le altre stragi non conosciamo la verità o solo dei piccoli pezzi di verità. Bisogna offrire una possibilità a tutti, ma chi ha commesso dei reati deve collaborare". "Quando viene detto 'se c'è buona condotta' - ha aggiunto don Ciotti - ma sappiamo che i primi ad avere una buona condotta in carcere sono i mafiosi. Allora credo che dei paletti bisogna pur metterli. Credo che quello che stanno dichiarando deve essere colto in profondità. Io mi auguro che ci possa essere uno scatto in più per dare una mano anche a chi è in carcere a convertirsi, a cambiare, a rimettersi in gioco".

 Libera "è da dieci anni che ha un protocollo con il ministero della Giustizia minorile e da dieci anni che porta avanti un percorso per offrire ai ragazzi che hanno sbagliato, che devono rispondere alla giustizia, che hanno commesso dei grandi crimini, un aiuto per trovare una luce e poter cambiare la loro vita. Quindi creiamo le condizioni perché questo cambiamento ci possa essere". "Un'altra cosache il carcere sia un carcere che crei tutte le condizioni di rispetto e di umanità per le persone all'interno". Ciotti ha anche parlato della sentenza della Corte di Cassazione sul cosiddetto processo "mondo di mezzo". "Vediamo adesso quali sono le motivazioni per cui è stato cancellato il passaggio che era avvenuto in Corte di appello. In ogni caso quella è criminalità, in ogni caso è stata calpestata la libertà delle persone, in ogni caso sono stati commessi dei crimini, dei gravi crimini". "Questo è il dato di fatto - ha continuato -, dopodiché io non sono in grado di dire se ci sono gli elementi o non ci sono. Certo, è un segno che ci pone tanti interrogativi e i dubbi sono più certi delle certezze. Noi dobbiamo porci dei dubbi. Io credo che sia crimine, crimine, crimine perché lo abbiamo visto. Abbiamo visto anche come sono stati trattati i migranti, i disperati, la povera gente. C'è una sentenza, la rispettiamo, vogliamo capirne le ragioni. In ogni caso parliamo di criminalità". "Io guardo la sostanza - ha concluso -, guardo i percorsi, guardo i fatti".

 

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