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"Dov'è quell'avvocato, le faccio vedere io..." Storia di Francesca, minacciata in Tribunale a Milano

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 Una aggressione, purtroppo, come tante. Ma consumata, il che accade sempre più spesso, all'interno di un ufficio giudiziario, nella specie nei corridoi del palagiustizia milanese. Ad essere aggredita, un avvocato. Come accaduto in altri luoghi, e come raccontato su questo giornale, una donna. Le donne, chissà per quale ragione, sono quasi sempre prese di mira, e quasi sempre da uomini. Non solo, crediamo, per una questione di genere. In questo caso la persona offesa è Francesca. Una professionista esemplare, un'ottima collega. Si occupa di diritto di famiglia, ma metti il suo impegno anche al servizio delle istituzioni forensi. Non di quelle centrali, di quelle del suo Coa. Vicepresidente del comitato per le pari opportunità, tiene a questi temi. Ed è stata aggredita. Da un uomo, già compagno di una sua cliente, che appena l'ha vista la pesantemente minacciata, poi si è diretto verso di lei. Un altro collega, il legale di lui, ha concorso ad impedire il peggio. Ma per quanto? Lui conosce tutto di lei, conosce il luogo della sua abitazione, conosce i suoi percorsi, i suoi movimenti. Una collega di Francesca, Silvia Belloni, racconta oggi sul Corriere della Sera questa brutta storia. Un intervento che noi pubblichiamo integralmente, perché ci aiuta tutti. Quantomeno, a sviluppare nell'indifferenza di chi dovrebbe occuparsi un po' più a fondo della sicurezza anche degli avvocati, e spesso non lo fa in modo adeguato, un senso di solidarietà. Un senso di comunità. Solo aiutandoci, sostenendoci, supportandoci, cercando di intervenire in queste situazioni limite potremmo essere e sentirci colleghi.

Ecco adesso l'intervento di Silvia, che ringraziamo per la sua professionalità e sensibilità:

"Vi voglio raccontare la storia di una cara amica, avvocata come me che si occupa da tempo di temi legati alla tutela dei diritti delle donne e dei soggetti fragili. Si chiama Francesca, il nome non è di fantasia, anzi vorrei rimanesse scolpito nelle vostre memorie. Francesca, oltre a difendere molte donne nelle separazioni, nei giudizi riguardanti i figli e nelle vicende legate al Tribunale per i Minorenni, è impegnata quale vicepresidente del Comitato Pari Opportunità dell'Ordine degli Avvocati di Milano a portare avanti le istanze delle colleghe e dei colleghi nella lotta in ogni fattispecie in cui si evidenzino fattori di rischio discriminatorio. E' anche attiva in associazioni specialistiche e di genere perché sente forte l'impegno non solo professionale, ma anche istituzionale che la funzione sociale della professione di avvocato le impone. E così con colleghi e colleghe prepara progetti, convegni, eventi di sensibilizzazione sul tema della violenza contro le donne e le pari opportunità, non solo di genere. La storia è meritevole di attenzione e deve portare tutti noi a fare una seria riflessione sul ruolo dell'avvocato perché ieri all'interno di un Tribunale è successa una cosa veramente brutta.

 Francesca aveva accompagnato una sua assistita, seguita con il patrocinio a spese dello Stato ad una udienza relativa alla richiesta di riduzione dell'assegno di mantenimento previsto in favore di una minore a carico del padre, poche centinaia di euro. All'esito dell'audizione, la Presidente del Collegio ha invitato le parti ad uscire poiché si sarebbe riunita la Camera di Consiglio per emettere immediatamente il provvedimento e darne conseguentemente lettura.
Francesca si è seduta da sola nel cortile antistante l'aula di udienza, mentre la sua assistita è andata in bagno, agitata perché da oltre un anno non incontrava quell'uomo.Il suo ex compagno, insieme al suo avvocato, si sono seduti in altra parte del cortile, lontani. All'improvviso, mentre rispondeva ad alcune email dal telefono, Francesca ha sentito delle urla, non ha capito che provenissero dall'ex compagno della sua assistita e quando ha alzato lo sguardo perché le urla si avvicinavano ha visto quel padre, quel marito, quell'uomo scagliarsi contro di lei per colpirla. Solo il pronto intervento del legale dell'uomo, un altro uomo, che lo ha trattenuto di forza e si è avvinghiato a lui per fermarlo, ha evitato che riuscisse nel suo intento. Sono quindi intervenute le forze della vigilanza, che non si erano mosse prima e sono state allertate da una Collega, donna, che ha assistito alla scena, per allontanare l'uomo dal Tribunale ed evitare che potesse riprovarci.

 L'uomo urlava frasi del tipo "dov'è quell'avvocata che le faccio vedere io, in Italia c'è una legge di merda". Francesca non ricorda esattamente tutte le parole pronunciate e le azioni poste in essere dall'uomo perché era troppo spaventata. Ricorda solo la figura maschile che le si scagliava addosso improvvisamente come una furia, molto muscolosa e robusta, avverte ancora la paura che ha provato, che le ha asciugato la bocca e bloccato i movimenti.

Quella stessa paura contro la quale centinaia di volte Francesca ha detto alle donne che ha assistito di combattere, quella stessa paura che anche grazie a Francesca quelle donne hanno imparato a controllare e gestire, quella stessa paura che quelle donne hanno vinto per sopravvivere alle storie di violenza subita.

Sono trascorse 24 ore e Francesca è ancora spaventata anche perché l'uomo conosce il suo indirizzo di studio e non ha avuto alcun timore ad aggredirla alla presenza di molte persone all'interno del Tribunale, luogo deputato al rispetto della legge, in cui si trovano i Giudici, le Forze dell'Ordine, in cui si tutelano i diritti. In queste ore i pensieri, le paure e le ansie si susseguono nella sua testa e non le danno pace.

Non è - solo - questione di genere (l'episodio fosse avvenuto nei confronti di un collega sarebbe stato altrettanto grave), ma questione di rispetto di una professione che sta diventando - davvero - sempre più difficile. Certo la circostanza che Francesca da sempre si occupi di questi temi la espone ad un rischio molto alto e oggi per la prima volta ne paga le conseguenze.

La paura, lentamente, viene sostituita dalla rabbia per l'impotenza, nonostante tutti gli sforzi che davvero quotidianamente Francesca fa per svolgere al meglio il mestiere di avvocato. Ma possiamo parlare di mestiere? Direi piuttosto di missione, di impegno quotidiano nella difesa dei diritti di tutti, soprattutto dei più deboli mettendo a rischio i beni più preziosi e la propria incolumità personale. E allora Francesca pensa alla sua toga e avverte che in nome della toga deve continuare a lottare, non deve farsi scoraggiare o spaventare, deve reagire e superare anche la rabbia dell'impotenza. E noi siamo con lei e con tutti gli avvocati che ogni giorno si battono per proclamare la supremazia del diritto sull'odio, la violenza e la paura. Sulla spalla e sulla toga di Francesca appoggiamo le nostre mani: ha bisogno anche del nostro sostegno come le tante donne che ha assistito, assiste e assisterà: mai più sola e avanti così.

Silvia Belloni - Avvocata

Pubblicato ne Il Corriere della Sera, la ventisettesima ora, 6 luglio 2019. Titolo originale: "Francesca, avvocata aggredita. Ma noi non abbiamo paura, insieme a lei".

 

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