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Feste rumorose in condomìnio: illecito civile o penale?

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Riferimenti normativi: Art.844 c.c.- art.659 c.p.- Legge n. 447/1995- D.P.C.M. 1/3/1991

Focus: In molti edifici condominiali, oltre alle feste organizzate dai condòmini in occasioni particolari, tollerabili entro certi limiti, si tengono anche le feste settimanali fatte in casa dagli inquilini, specie dagli studenti fuori sede. Schiamazzi, musica e rumori che si prolungano anche a tarda ora turbano, in tal caso, la tranquillità dei vicini di casa, compromettendone il riposo notturno e, di conseguenza, la vita lavorativa.

Principi generali: E' importante stabilire quando il rumore prodotto nelle feste possa determinare una violazione penale e quando un illecito civile. In ambito condominiale si deve accertare se il regolamento condominiale vieta un uso degli appartamenti contrario alla tranquillità dell'intero fabbricato e contiene divieti ovvero orari in relazione al compimento di talune attività, ritenute intrinsecamente moleste. In generale, il regolamento contiene norme di comportamento che si riferiscono all'utilizzazione dei beni comune e sono pienamente vincolanti quali norme tipicamente regolamentari. In buona sostanza, i condòmini devono astenersi dal provocare immissioni, vale a dire rumori dettati da urla, grida e musica, che eccedano la normale tollerabilità. Ciò vale sia per i luoghi di proprietà esclusiva che per quelli condominiali. Anche in presenza di un generico limite posto dal regolamento condominiale, si deroga ai limiti acustici per le feste in casa realizzate in occasione di eventi festivi, come ad esempio il Capodanno. In tal caso, i condòmini non rispondono del reato di disturbo della quiete pubblica, ex art.659 c.p., per aver realizzato in casa una festa rumorosa l'ultimo giorno dell'anno.

Quando il rumore è violazione penale? Al di là dei divieti posti nei regolamenti condominiali e ferma restando la deroga ai limiti acustici in specifiche festività, in generale si configura un illecito penale, ai sensi dell'art.659 c.p., quando il rumore è intenso, tale da superare il limite di normale tollerabilità e da arrecare pregiudizio alla quiete pubblica, cioè ad un numero indeterminato di persone. Pertanto, in caso di rumori prodotti in condomìnio (o in parti comuni dello stesso) è necessario che essi arrechino disturbo ad una parte notevole degli occupanti del medesimo edificio (Cass.n. 3678/2005). Il concetto di normale tollerabilità non è definito dal legislatore ma è solo menzionato nell'art.844 c.c. che recita: "il proprietario di un immobile non può impedire i rumori che provengono dal fondo e/o abitazione del vicino, se questi non superano la normale tollerabilità".

Ci si è chiesti, dunque, quando si può parlare di intollerabilità del rumore e come essa può essere misurata perché si possa configurare come un illecito nocivo per la salute umana. Su questo aspetto le precisazioni sono giunte dai giudici della Corte Suprema. La Corte di Cass., III sez. pen., sent. n.38973/2017, si è pronunciata in un caso di urla e schiamazzi notturni, con rottura di vetri, prodotti da un condòmino e percepiti sia all'interno che all'esterno del condomìnio, precisando che, " per l'accertamento del disturbo della quiete pubblica (art.659 c.p.) non sempre è necessaria la verifica strumentale del superamento della normale tollerabilità tramite perizia o consulenza tecnicaPerché si perfezioni la fattispecie criminosa del disturbo della pubblica quiete il giudice può fondare il suo convincimento su elementi probatori di diversa natura, quali le dichiarazioni di coloro che sono in grado di riferire le caratteristiche e gli effetti dei rumori molesti". Solo in tal caso può essere, quindi,richiesto l'intervento delle Forze dell'Ordine per segnalare il disturbo delle occupazioni o del riposo delle persone causato, nella fattispecie, dai festeggiamenti molesti dei vicini di casa (Cass. Pen. 23862/2010).

Quando si ha illecito civile? I festeggiamenti dei vicini di casa, a differenza del caso precedente, si configurano solo come un illecito civile (Cass. 7753/1994) che rientra nei rapporti di vicinato (Cass. 3348/1995), quando i rumori arrecano disturbo ai proprietari di un solo appartamento, come ad esempio quello sottostante, (Cass. 17825/2002). A differenza del reato penale rilevabile d'ufficio, in tal caso è necessario che l'interessato eserciti l'azione inibitoria diretta a impedire il permanere dei rumori molesti, nonché, ai sensi dell'art. 2043 c.c., l'azione di risarcimento del danno subito ingiustamente, a seguito dell'esposizione ai rumori, con l'obbligo di provare l'intollerabilità del fenomeno rumoroso.

Soglie di tollerabilità del rumore: Con sentenza n.18521 del 2/5/2018, la Suprema Corte ha precisato che, in base a quanto riferito dai testi e dalle misurazioni delle emissioni sonore eseguite dai tecnici dell'Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale, " i rumori e i suoni, provenienti da un locale in ambito condominiale, che si sentono nelle abitazioni ubicate a 20 o 30 metri di distanza, sono idonei a disturbare le occupazioni e il riposo delle persone residenti nelle vicinanze". In buona sostanza, da un lato i principi generali in tema di valori del rumore sono stabiliti dalla legge quadro sull'inquinamento acustico n. 447 del 26 ottobre1995, dall'altro i limiti al rumore dovrebbero essere identificati dalla classificazione acustica del territorio, detta "zonizzazione acustica" comunale, che individua le zone con le soglie oltre le quali il rumore diventa intollerante, e, quindi, perseguibile per legge.

Di fatto, perciò, spetta ai Comuni stabilire, nei propri regolamenti, quali debbano essere i decibel da non superare, redigendo la classificazione acustica del territorio comunale. Alla cd. zonizzazione acustica, già delegata dal Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, emanato l'1 marzo 1991, sui "Limiti massimi di esposizione al rumore negli ambienti abitativi e nell'ambiente esterno", tuttavia, hanno ottemperato ancora pochi comuni. In generale, secondo le disposizioni del predetto D.P.C.M., vicino a scuole, ospedali e parchi le soglie di rumore devono essere basse, mentre nelle zone residenziali è consentito un livello medio, invece nelle zone delle fabbriche il livello è alto. Il silenzio notturno, ad es. coincide con un rumore tra i 20 e 35 decibel, mentre in ambiente domestico i decibel aumentano e si attestano fra i 40 e i 50, per cui un rumore per diventare molesto in ambiente domestico dovrebbe superare i 60 decibel. 

Oltre la rilevazione tecnica del superamento della soglia di normale tollerabilità del rumore, da un punto di vista civilistico, al fine del risarcimento del danno subito ingiustamente a seguito dell'esposizione ai rumori, si può ricorrere a prove testimoniali. In tal senso, si è pronunciata la Corte di Cassazione, con l'ordinanza n.6867/2018, emessa in una controversia tra due condòmini per il risarcimento del danno nei confronti degli inquilini del piano sovrastante, a causa dei rumori molesti provenienti dal loro appartamento. In conclusione, in merito alla prova dell'intollerabilità del rumore, la Suprema Corte ha precisato "che la soglia della normale tollerabilità può essere accertata non solo facendo ricorso a mezzi di prova di natura tecnica, posto che solo un esperto è in grado di accertare l'intensità dei suoni e delle immissioni di gas e fumo, ma anche acquisendo prove testimoniali ".

 

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