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L'aggressore è un "dominatore"? No, un frustrato!

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L'aggressività è un fenomeno complesso, che rientra nelle problematiche legate al manifestarsi della violenza negli esseri umani. La maggior parte degli psicologi definisce aggressività ogni comportamento teso a nuocere volontariamente qualcuno, fisicamente o psicologicamente. Può essere quindi un'azione materiale o verbale e può raggiungere o meno il suo obiettivo: è l'intenzione che conta.

Il compito di definire l'aggressività viene reso più arduo dall'uso improprio o approssimativo utilizzato quotidianamente. Non esiste ancora oggi accordo unanime fra scienziati, teorici e altri studiosi in merito al fatto che l'aggressività sia un fenomeno innato e istintuale o un comportamento che può essere appreso. Tante le teorie elaborate, fra le più importanti e affascinanti vorrei ricordare quella etologica di Lorenz e quella pulsionale di Freud.

Lorenz, attraverso i suoi studi sull'osservazione del comportamento animale, si rese conto che l'aggressività era per essi un comportamento finalizzato alla lotta per il cibo e alla riproduzione della specie, per la difesa del territorio e dei piccoli e per organizzare la scala sociale gerarchica. Applicando un metodo comparativo sul comportamento degliuomini, ci rendiamo facilmente conto che l'aggressività o la violenza fra gli esseri umani è spesso di uguale funzione, specifica a garantire la sopravvivenza. Ovviamente non c'è da dimenticare che ha anche "natura gratuita" quando viene applicata senza la necessità di difendere o difendersi.

 Freud ha elaborato una complessa e affascinante teoria per capire l'origine dell'aggressività e per farlo parte dalla nozione principale di pulsione, rappresentazione psichica per il padre della psicoanalisi di un bisogno che ha come meta finale arrivare al suo soddisfacimento. Per Freud è dunque innata l'aggressività e la spiega teorizzando la presenza negli uomini di due pulsioni: Eros (la spinta verso la vita) e Tanatos(l'istinto di morte, che opera per ricondurre l'uomo a ritornare ad essere materia inanimata). Secondo Freud quest'energia deve trovare modo di manifestarsi per evitare accumulo ed esplosione (ad esempio le guerre). A tal proposito ricordo lo storico e celebre carteggio fra Einstein e Freud, dove entrambi, scienziati ebrei, criticano la guerra. Alla domanda "Perché la guerra?" di Einstein a Freud, lo psicoanalista risponde proponendo proprio la sua teoria pulsionale.

Oggi certamente possiamo dire che negli esseri umani il comportamento violento è suscettibile di infinite modificazioni, in cui la variante culturale gioca un ruolo importantissimo. Tante le sub-culture "dell'onore" che portano a identificarsi nella figura dell'aggressore come in un ruolo da vincente, da dominatore. Ed ancora numerose sono le situazioni sociali che possono portare ad avere comportamenti aggressivi: frustrazioni, deprivazioni, provocazioni, facile accesso ad oggetti aggressivi.

L'apprendimento sociale giova ovviamente un ruolo fondamentale: i bambini imparano spesso a risolvere i conflitti tramite la violenza perché imitano gli adulti, soprattutto quando avvertono che l'aggressività viene ricompensata (vedi negli sport). Inoltre l'effetto mitigante della violenza alla TV porta indifferenza e maggiore tolleranza verso la violenza stessa e verso le sue vittime.

Denebola Ammatuna, psicologa psicoterapeuta

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