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L'attesa di una camera di consiglio per un imputato è l'anticamera della disperazione, una specie di tonnara in spirito

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 Ho avuto appena un attimo per salutare Ottavio. La sua orata l'ho mangiata ieri sera, in splendido isolamento. Non ho voluto nessuno la sera prima dell'udienza. Ho bisogno di un raccoglimento salutare prima di spiccare l'ultimo volo. Benedetto, salvifico o la porta dell'inferno, lo vedremo questa mattina. Giulia non ha insistito. Forse è cambiata nel suo atteggiamento iperprotettivo. Forse è maturata anche lei. Giovanni mi aspetta davanti all'aula. Elegante, con la sua eterna borsetta a tracolla in cui tiene dentro sempre una rivista di diritto. La Salmaso è vestita di bianco. Pronta per un battesimo sacrificale, penso io. Tardito è elegante. Lo vedo come cambiato in questi ultimi tempi. Mi sembrapiù svagato, con i pensieri legati a qualcosa di diverso, di ineffabile, o comunque di lontano da queste udienze. Ho visto anche la madre di Tomaso. E' seduta in fondo all'aula, sulle sedie riservate al pubblico. Mi sembra nervosa. Forse è soltanto impaziente di iniziare e dire la sua versione. La verità del diavolo. Il Tribunale entra. Ci alziamo come di consueto. E si comincia. La signora viene introdotta subito. Il Presidente le legge le dichiarazioni rilasciate dal figlio e le chiede cosa abbia da dire al riguardo. E' irrituale ma nessuno si alza a fare eccezione.

- Non è vero che io abbia costretto mio figlio a dire cose false su mia cognata. Non ho mai fatto nulla di men che giusto, io. Mio figlio è stato torturato da quella donna. Non ho altro da aggiungere.

Adesso viene il bello. Chi ha elementi si faccia sotto, signori.

- Vorrei fare una domanda io, Presidente. La teste può spiegare quali siano i suoi rapporti con la dottoressa Salmaso ?

- Sono conflittuali, avvocato. Lei ha figli ?

- Non vale. Le domande le facciamo noi.

- Se lei avesse figli, cap...

- Signora, risponda alle domande dell'avvocato e non faccia commenti non richiesti né formuli domande. Lei è qui in veste di testimone e basta.

- Ci vuol dire perchè questa lotta per Tomaso se la mia assistita la aiutava. Non lo comprendo proprio.

- Avvocato, faccia la domanda perpiacere.

- Si, Presidente. Lei è lesbica signora ?

Se avessi lanciato una bomba in aula, avrebbe fatto meno fragore.

- Cosa?!

- E' lesbica ? E' omosessuale, le piacciono le donne ? Devo essere ancora più esplicito, vuole che usi altri vocaboli ?

- Avvocato sia meno incalzante, e meno colorito.Cosa c'entra questa domanda ?

- Scusi Presidente, ma sto aspettando una risposta.

- Me ne indichi subito la rilevanza semmai. Aspetti a rispondere signora.

- Ho fondato timore di credere, anzi lo so per certo, che la signora qui presente sia omosessuale ed abbia intrecciato una relazione con la mia cliente. Da questo legame nacque la contesa su Tomaso ed ebbe origine la battaglia sul suo affidamento anche di fatto. Ho motivo di credere che la teste abbia "pompato" Tomaso contro la zia quando il loro rapporto terminò.

- Avvocato, questa tesi non è mai trapelata prima. Se ammettessi la domanda, non avremmo elementi per collegarla ad altre fonti di prova.

- Chiedo di produrre ex art. 507 Cpp alcune foto estrapolate da Facebook che ritraggono la mia cliente e la teste in atteggiamenti decisamente amorevoli.

Tardito salta su come un derviscio gridando che si oppone. Il Tribunale mi chiede di esibirle anche se lo sguardo del Presidente è sottile come un raggio laser. La Salmaso è di cera. Resta fissa al suo posto e non muove un muscolo. A volte non confessare al proprio difensore le cose può anche essere salvifico. Guardano le fotografie come se fossero insetti pericolosi. Sono autentiche. Avere un ragazzo come Giovanni in studio è stato uno dei colpi più fortunati della mia vita. Le ha scovate durante una notte di pesca miracolosa, direi. Mi ha confessato di esserci capitato per caso mentre leggeva la Saga della Fondazione di Asimov ascoltando Michael Jackson. Decisamente un ragazzo poliedrico e pieno di risorse. In quel momento tanti tasselli hanno cominciato a combaciare. Quella sensazione indefinita che mi trasmetteva la telefonata della Salmaso con il difensore dell'epoca in cui ha divorziato è diventata all'improvviso chiarissima. Ho capito tutto, vi ho capito brutte stronze che non siete altro. Con la Salmaso me la vedrò a giochi finiti. Il Presidente, anzi il tribunale, le acquisisce e ingiunge alla testimone di rispondere.

- Cosa devo rispondere signor Giudice ? Non ho capito la domanda.

- La domanda è se lei abbia avuto o meno una relazione con la Dr.ssa Salmaso ?

- Posso vedere le foto ?

Le vengono mostrate. Le guarda, se le gira nelle mani, sta qualche secondo in più a rimirarle e sembra un tempo lunghissimo.

- Si, ho avuto una relazione con l'imputata. Ma non vuol dire nulla. Queste fotografie sono state scattate quando già cominciavamo ad essere in crisi.

Siccome adesso sono veramente furioso, non risparmio nulla.

- Mi collochi queste fotografie temporalmente per il Tribunale, allora. Suo marito era ancora vivo quando sono state scattate ?

- …

- Signora, ha capito la domanda ?

- Si, era ancora vivo !

- Dopo che è morto, quanto si è protratta ancora la relazione ?

- Circa due anni.

- In questi anni com'era il vostro rapporto con Tomaso ?

- Eravamo una famiglia. Mia cognata è una donna che sa farsi valere. Mi sentivo protetta.

- Scusi, non ho ben capito. Suo marito muore, e diventate una famiglia nuova. Con, diciamo, ruoli tradizionali quasi ristabiliti.

- Cioè ?

- Sua cognata aveva preso la parte di suo marito ?

- Avvocato, non ci vuole molto a capirlo.

- Può spiegare al Tribunale allora quando si sarebbe verificata una frattura tra voi ?

- Mia cognata non è una donna monogama, caro avvocato, le piace tenere il piede in più scarpe.

- E il bambino ?

- Tomaso ama sua zia.

- Perchè ha cercato di metterli uno contro l'altra allora ?

- C'è opposizione ! Sig. Presidente.

Tardito si è destato dal suo sopore. La domanda è suggestiva ma andava fatta per dare una scossa ad una teste pseudo tranquilla.

- Non risponda signora. Avvocato, cerchiamo di formulare dom...

E' troppo tardi. La diga è saltata. Obiettivo raggiunto.

- Sei una puttana, sei una puttana, hai organizzato tutto per portarmi via mio figlio, mio figlio deve stare con me,hai capito...Lo sai benissimo che i tuoi tradimenti non li ho mai digeriti, schifosa che non sei altra. E vuoi anche tenerti Tomaso, non te lo permetterò mai.

Una risposta articolata che vale tutto un mondo. Un proverbio cinese dice che una cosa ne vuol dire mille. Non c'è più bisogno di andare avanti, credo. Anche perchè il Presidente è costretto a far allontanare la teste che urlando a squarciagola confessa tutto quello che avrebbe potuto e dovuto dire fin dall'inizio. Una donna diabolica e dolente. Questa famiglia è un groviglio di vipere o di vittime cadute sotto le raffiche dei sentimenti. Siamo pronti per la discussione finale. Il Tribunale ci dice che si aspetta da noi brevità e concisione. Si tratta di un appello irrituale, signori, dice il Presidente, ma davanti a certe manifestazioni non possiamo che invitarvi ad essere brevi.

Prego.

Forza, Mario, finalmente è arrivata la conclusione dei giochi.

Dico bene, Salmaso ?

 Inizia Tardito. Abbiamo dovuto tutti riprenderci da questo momento di confusione. La madre di Tomaso ha lasciato una scia di incredulità nei nostri cuori. I tradimenti portano le persone verso la follia, la perdita di sé. Nessuno come me conosce questa amara verità. Il PM formula lui stesso una richiesta di assoluzione stante quanto è emerso in dibattimento. Ripercorre con ordine le proprie indagini e poi le smonta prima che lo faccia io. E' onesto in questa operazione. Non gli restano alternative. Inquadra la famosa telefonata tra la mia cliente ed il suo avvocato. Quel senso di vischiosità che si avvertiva nelle parole intercettate si spiega alla luce del rapporto omosessuale tra le due donne. La morbosità non era destinata al nipote Tomaso ma alla di lui madre, con cui il rapporto sentimentale seguiva una curva isterica che dipendeva moltissimo dai tradimenti della Salmaso. Di qui l'ira della compagna madre biologica e le accuse calunniose nei confronti del giudice fedifrago. Una situazione che neanche un saggio di sociologia del diritto avrebbe potuto immaginare o prevedere. La Salmaso uscirà con un'immagine personale un poco ammaccata da questo processo. Non per il rapporto omosessuale, ci mancherebbe. Ma per il fatto di avere intrecciato una relazione quando suo fratello era ancora vivo. Anche se – penso tra di me – le situazioni sentimentali bisogna viverle per poter esprimere giudizi sensati. Mi ritrovo a pronunciare un'arringa che tutto sommato è in discesa. Il brutto del lavoro è già stato fatto. Devo soltanto raccogliere i frutti di quanto abbia realizzato in tutte le udienze precedenti. Termino in fretta. In questi casi la brevità viene molto apprezzata, come ha tenuto a sottolineare il Presidente.

Il Tribunale si ritira in camera di consiglio.

Immagino che sarà molto veloce.

 Sto seduto, ad aspettare. Non ho voglia di alzarmi questa volta. La Salmaso mi mette una mano sul braccio e mi fa una carezza. La guardo. Mi guarda. Mi sorride un poco, quasi a cercare un momento di conforto. Non mi ha detto tutto. Questa è una cosa molto grave. Avrei potuto perdere il processo e lei avrebbe potuto essere condannata. Ci guardiamo fisso ma non diciamo nulla. Sappiamo entrambi cosa abbiamo sfiorato. So che se Giovanni non si fosse imbattuto in quei post pubblicati su FB non avrei mai e poi mai saputo della sua omosessualità e di un rapporto così morboso. Capisco la sua ritrosia a parlare di una cosa del genere ma il giudice ha commesso l'unico errore che come imputato non può permettersi:ha taciuto al suo difensore l'unica cosa da dirgli. Le faccio una carezza anch'io. Sul viso. Non ho certamente intenzione di farle mancare il mio appoggio in questo momento, quello più critico di tutti. L'attesa di una camera di consiglio per un imputato è l'anticamera della disperazione, una specie di tonnara in spirito dove mille pensieri ti scorticano l'anima e ti mettono in croce. E' come quando si va a dormire per un bambino. L'attimo prima del sonno è un mondo pieno di paure, di ansie non dette e di sogni che si intravedono ma di cui si ha timore. E' un momento umano, profondamente nostro. L'avvocato conosce quegli attimi di contorcimenti delle mani, quegli istanti in cui non sai dove indirizzare il pensiero perchè ogni muscolo ed ogni singolo atomo del tuo essere sono concentrati in un'attesa senza fine. E' il momento in cui il tuo pensiero non ha confini. La paura del dopo domina tutto, invade ogni singolo frammento della tua vita. Non sai come sarai l'istante dopo la lettura del dispositivo che sta per arrivare. Può essere brace oppure una danza nel vento. E' la svolta di due vite. Quella della Salmaso, e un po' anche la mia. Tardito è molto tranquillo. Non ha perso nulla. La testimonianza scomposta ma esaustiva della mamma di Tomaso lo ha liberato dall'ansia da prestazione. Quando succede un evento simile è come un deus ex machina che cali in teatro. E' l'imponderabile che non ti aspetti e a causa del quale la gara non c'è più. Il certame è finito causa forza maggiore. Mi giro all'improvviso perchè sento qualcosa che mi trafigge la cervice. Mi volto e vedo Agata. Ha la luce dietro e sembra per questo una specie di apparizione. Non puoi essere così crudele, penso, e invece lo sei. Si materializza all'improvviso tutta quelle serie di dubbi che sottopelle nutrivo già da tempo. Tardito la vede e si alza. Va verso di lei. In quel momento capisco – una volta per tutte – che lui ha perso il processo ma io ho perso la mia partita, quella dei sentimenti.

Nel modo più infame e peggiore.

 

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