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L’attimo fuggente

"Sono salito sulla cattedra per ricordare a me stesso che dobbiamo sempre guardare le cose da angolazioni diverse. E il mondo appare diverso da quassù. Non vi ho convinti? Venite a vedere voi stessi. Coraggio! È proprio quando credete di sapere qualcosa che dovete guardarla da un'altra prospettiva".Quando Robin Williams è morto, l'11 agosto 2014, la maggior parte dei giornali lo salutò scrivendo: "O Capitano! Mio Capitano!". Perché la scena madre de L'attimo fuggente – quella in cui gli studenti salgono sui banchi per omaggiare il loro insegnante con i versi della poesia di Walt Whitman – è rimasta nel cuore di intere generazioni. Ed era il tributo più malinconicamente adeguato all'attore premio Oscar nel suo film più amato e nel suo ruolo più personale: quello del professor John Keating, l'insegnante di letteratura che, nel 1959, contagia un gruppo di studenti ingessati di un collegio del Vermont con il suo rivoluzionario amore per la poesia e il suo invito entusiastico a cogliere l'attimo, a rendere straordinaria la propria vita.  

  Quando "L'attimo fuggente" usciva nelle sale cinematografiche, 30 anni fa, muovevo i primi timidi passi da insegnante supplente in una scuola del Nord Italia. Ora ci torno da Dirigente e mi accorgo che il valore culturale del film diretto da Peter Weir continua ad essere attuale, almeno nel suo messaggio di coltivare la creatività e la passione per combattere l'omologazione e le imposizioni sociali. L'istruzione ottiene valore solo quando offre agli studenti l'opportunità di imparare a vivere, scegliendo tra le diverse possibilità e opzioni presentate in classe, e associate alle loro vite e ai loro interessi. Istruire significa promuovere un processo di auto-conoscenza, che permette anche alla propria mente di eliminare le barriere che essa pone in cerca di difesa. Il metodo didattico tradizionale permette di trasferire nozioni, ma spesso finisce per cancellare ogni curiosità nei giovani. L'obiettivo dell'istruzione, invece, dovrebbe essere quello di aiutarli a imparare le loro passioni, per poter poi vivere in armonia nella società di cui saranno parte. E per fare questo, da parte degli operatori scolastici, c'è bisogno di più empatia.

Si nasce curiosi, e i ragazzi amano esplorare i loro ambienti per imparare in modo naturale e senza che nessuno insegni loro come fare. Gli alunni in classe assorbono profondamente gli stati d'animo, i pensieri ed i sentimenti. La passione per l'insegnamento offre un ottimo punto di osservazione, ed è solo mediante l'empatia che pian piano si diventa più capaci di capire la realtà dei ragazzi, creando allo stesso tempo un ambiente di apprendimento che favorisce anche l'inclusione. L'empatia è il punto di partenza necessario se si vogliono comprendere gli studenti in modo sereno e oggettivo. L'amore e la passione in classe sono elementi progettuali, e quando si desidera fortemente un miglioramento istruttivo si trova la soluzione, spesso partendo semplicemente da un sorriso. Sorridere ai propri studenti è un antidoto contro l'omologazione, per loro e per i docenti. Me ne rendo conto ora, da Dirigente: ho capito che in mezzo alle pile di carte devo trovare il tempo da dedicare a loro che attendono la mia visita come il più ambito dei premi. Mi sono imposta di farlo ogni giorno, e confesso che fatico non poco per tenere a bada la tentazione di salire in piedi sulla cattedra… 

 

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