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La legalità? Cresce sui banchi di scuola e Bufalino aveva ragione, la mafia ha paura degli insegnanti. Storie di resistenza a Sud.

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"La sicurezza strategica, economica e culturale, è interesse di tutti i soggetti che compongono questa comunità". Sono parole del prefetto Franco Gabrielli, capo della Polizia e direttore generale di Pubblica sicurezza, che ha presenziato a Vittoria, Comune sciolto per sospetta connivenza con la mafia, alla sigla del "Patto per Vittoria sicura" sottoscritto, alla presenza del Prefetto di Ragusa, Dott.ssa Filippina Cocuzza, dal Questore Dott. S. La Rosa e dal Commissario Straordinario Dott. Filippo Dispenza in rappresentanza della commissione prefettizia che governa la città. Non solo controlli ma anche politiche per favorire la cultura della legalità e la riqualificazione urbana. Un forte richiamo ai giovani: "Vittoria è forse vittima della sua stessa ricchezza, snodi mercatali importanti e dove c'è denaro e profitto c'è chi immagina che denaro e profitto possano essere incamerati eludendo le regole. Il crimine non abbandonerà il genere umano. Bisogna renderlo fisiologicamente marginale. Oggi non è stato sottoscritto un pezzo di carta – ha dichiarato il capo della Polizia – ma è stata coinvolta una collettività rispetto ad un impegno che tutti prendiamo". La collettività locale è rappresentata anche e soprattutto dalla scuola che ha il compito di formare e mantenere viva la memoria, anche attraverso i simboli. I docenti dell' Istituto Comprensivo Portella della Ginestra nel corso degli anni hanno svolto un tenace lavoro di formazione sui loro ragazzi, si respira l'impegno quotidiano che ci mettono per dissuaderli da ogni possibile cattiva seduzione o tentazione, per spegnere qualsiasi miccia che in un contesto sociale come quello di Vittoria può accendersi all'improvviso. Sulla parete del corridoio che conduce all'aula destinata agli incontri, un collage di ritagli di giornale disposti per formare la chioma di un albero disegnato espongono gli uomini simbolo della lotta alla mafia e che poi della mafia sono diventati vittime. Lo spazio polifunzionale dell'I.C. che nel 2015 è stato intitolato, nell'ambito di "Chiamami ancora Amore. Un altro mondo è possibile", a Silvia Ruotolo, giovane mamma e maestra, vittima innocente della camorra, colpita mortalmente l'11 giugno 1997 a Napoli, mentre rientrava a casa tenendo per mano il suo Francesco, di appena cinque anni, da uno degli oltre quaranta proiettili esplosi in un conflitto a fuoco tra clan. Un progetto fortemente voluto e sostenuto dall'avvocato vittoriese Piero Gurrieri in rappresentanza di Avviso Pubblico. La scuola inoltre, ha intitolato a tre giovani uccisi da mano mafiosa, violenta e criminale, alcuni spazi: l'aula di musica alla memoria del carabiniere Riccardo Marco Verde, ucciso a Napoli nel 1991; la biblioteca ad Andrea Castelli, ucciso nel Luglio del 1993 e la palestra a Salvatore Ottone, una delle vittime della strage, avvenuta a Vittoria, il 2 Gennaio 1999. Ma non solo targhe e intitolazioni. Docenti e dirigenti dell'istituto hanno coinvolto gli studenti in numerosi incontri ed iniziative culturali sul tema della legalità e del bullismo, talvolta ricorrendo a scelte coraggiose e senza dubbio è stata audace la decisione di invitare un ex detenuto a parlare agli studenti di legalità. È accaduto lo scorso maggio e per due giorni gli studenti hanno ascoltato la testimonianza di Claudio Bottan, scrittore e giornalista che si è fatto la galera, ne è uscito un uomo nuovo e ora gira le scuole di tutta Italia per raccontare la sua esperienza, il suo riscatto, e le scomode verità della vita dietro le sbarre con l'obiettivo di sensibilizzare gli alunni circa il tema della legalità, raccontato da chi ha vissuto l'esperienza del carcere e ne ha fatto spunto di cambiamento e di riflessione. Accompagnato da Federico Corona, giornalista e direttore di Vocelibera, magazine interamente redatto da detenuti, Claudio ha incontrato gli studenti proprio all'interno dello spazio polivalente Silvia Ruotolo con una narrazione diretta e senza filtri che ha coinvolto emotivamente i ragazzi, tanto che il giorno successivo è stato letteralmente travolto dalle domande che gli venivano poste dagli studenti nelle singole classi. Un momento intenso di sincero scambio reciproco, alla pari, interrotto a fatica dal suono della campanella che segnava la fine l'ora. Ecco, Vittoria è soprattutto questo: non solo mafia e caporalato, bensì coraggio e determinazione che partono da una scuola consapevole delle condizioni ambientali, ma che non si arrende. Un continuo rimettere in carreggiata, specificare ciò che è giusto e ciò che è sbagliato, discernere esempi virtuosi da riferimenti pericolosi.

Maria Di Benedetto - Insegnante e vicaria Ic Portella delle Ginestre di Vittoria (RG)

 

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