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La verità processuale

caravita

I due Carabinieri in borghese prendono la signora ciascuno per un braccio e la portano via. Non è che i Carabinieri siano particolarmente alti, è la signora che è particolarmente bassa. E' per questo che a un certo punto del filmato agli atti del procedimento penale la si vede camminare a vuoto, sospesa tra le braccia della Legge, con le gambine corte che pestano l'aria.

Sono settimane che la sorvegliano. Hanno piazzato microscopiche telecamere nella piccola stanza dell'Ufficio Smistamento del grande ufficio centrale delle Poste e hanno le prove inconfutabili che la signora, tanto alta quanto larga (praticamente un barattolo) apre sistematicamente la posta, la svuota, mette il contenuto da una parte e le buste da un'altra, portandosi a casa quello che le interessa e buttando il resto.

"Avvocà, io non lo so che mi ha preso, sono sempre stata una paurosa, timorata: e invece a un certo punto mi è scattata questa cosa, non so proprio spiegarle come e perchè". Parla e piange, piange e parla. Che vergogna avvocato mio, aggiunge il marito, un ometto insignificante ma con un naso veramente grande.
"Signora, lei è in un mare di guai, le indagini sono praticamente perfette, io credo che ci convenga patteggiare la pena nel procedimento penale, poi si prepari a un licenziamento, le arriverà una lettera di contestazione, a un certo punto, poi il provvedimento disciplinare, vedremo quello che si può fare, ma si deve preparare al peggio"

 "Ecco Avvocà, mi è arrivata questa...". E' la lettera di addebito. Il marito, l'ometto con il grande naso, è curvo, e in pochi mesi sembra invecchiato di dieci anni. Lei invece ha lo stesso atteggiamento confuso, ma questa volta guardandola bene, vedo l'occhio attento e lucido, lo sguardo di lucida follia di chi sta recitando una parte ad uso e consumo della platea (marito e avvocato, tanto per intenderci): cioè l'hanno beccata, e lei deve fare vedere che è disperata, ma secondo me sarebbe pronta a ricominciare anche domani mattina, se ne avesse la possibilità. Ha rubato per mesi tutto il rubabile, piccole somme, tagliandi della lotteria, campioni di biancheria, pupazzetti, e un mare di altre fesserie. E'chiaro che la sua è una guerra personale contro la vita che l'ha fatta bassa e larga e che le ha messo accanto un marito insignificante ma con un naso enorme.

Esamino la lettera: è sbagliata, addebitano fatti che non c'entrano nulla con quelli contestati. Signora, dico io, hanno sbagliato, adesso rispondiamo, loro correggeranno l'addebito e poi la licenzieranno. Il marito si piega di un millimetro in avanti, seguendo il peso del suo enorme naso, lei spalanca gli occhi, ha un fremito e poi dice "Siamo nelle mani del Signore". Ma il lampo della follia questa volta l'ho visto bene.

L'ufficio legale della Azienda non capisce le mie contestazioni, mi spedisce una lettera di generiche e vaghe osservazioni, e La Direzione conferma l'addebito, procedendo al licenziamento.
Ricorso al Giudice del Lavoro: si costituisce per la Azienda il noto ed esimio professor Tal de Tali, titolare di cattedra, il quale insiste, impugna e contesta, ma anche lui chiaramente si è perso qualcosa. Dopo ogni udienza la signora arriva a studio sempre più larga e con gli occhi che ormai raccontano tutta la sua pazzia, sempre più spalancati e fiammeggianti. Il marito invece è sempre più curvo e appeso al suo naso vistosamente enorme.

Il Giudice non può fare altro che reintegrare, perché l'addebito proprio non c'entra nulla, ed è chiaramente riferibile ad altre persone. Due anni di causa, 24 mesi di stipendio arretrato, interessi, risarcimento del danno, tredicesime, dichiarazione di volersi avvalere della facoltà di lasciare l'Azienda, altri 18 mesi di stipendi.

Il marito e il suo enorme naso, quando alla fine arriva la sentenza, sono ormai morti di dispiacere. La signora barattola viene a ritirare l'assegno che l'Azienda ha dovuto inviare al mio studio, circa un centinaio di milioni delle vecchie lire, con il passo baldanzoso e l'aria contrita. Mi liquida con gioia e immediatamente la sostanziosa parcella che ho preparato. Ha appena ritirato la liquidazione del marito, prenderà anche la sua reversibilità, ha casa di proprietà e un discreto gruzzolo in tasca frutto delle sue malefatte e della inequivocabile verità processuale, che ha esattamente e scientificamente stabilito che l'addebito mosso alla signora non era corretto. Qualcuno da qualche parte sta ancora aspettando di ricevere il tagliando della lotteria che un amico aveva voluto comprare e spedirgli :"Fosse questa la volta buona. Ti abbraccio. Mario"

Habent sua sidera lites: Mario non lo sa, ma le liti giudiziarie hanno le loro stelle e il loro destino.

 

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