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Crocifisso a scuola, quando l'atea Ginzburg scrisse: "Rimanga, è parte della storia del mondo"

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Togliere dalle pareti  il crocifisso  per sostituirlo con un quadro  della Costituzione italiana. L'idea, senza tanti giri di parole, è stata lanciata dall'attuale titolare del ministero dell'Istruzione, Lorenzo Fioramonti, il quale, non pago delle critiche che si sono subito abbattute,  tranne isolate eccezioni, su di lui e il suo ministero,  ha ritenuto  di peggiorare la situazione dichiarando che non era stato compreso  da tutti coloro che, errando, si erano concentrati sul problema del crocifisso, piuttosto che sui reali problemi della scuola, dimenticando per altro la circostanza che tali problemi era proprio lui, il ministro, l'attore istituzionale chiamato a risolverli. 

Ma, nel merito, ha ragione il ministro oppure quanti lo hanno criticato? Sul piano giuridico, non sembra esserci molto da discutere, considerato che in più occasioni la giustizia amministrativa ha ritenuto perfettamente conforme al dettato costituzionale la presenza del Crocifisso nelle aule scolastiche e in altri luoghi istituzionali. Ma è sul piano culturale che  la partita appare più aperta, anche se, tra le tante opinioni,  merita una particolare menzione quella assunta, tanti anni fa, dalle colonne dell'allora quotidiano del Partito Comunista Italiano L'Unità dalla scrittrice ed intellettuale Natalia Ginzburg, ebrea  e non credente, che riportiamo di seguito.

 Non togliete quel Crocefisso

Il crocifisso non genera nessuna discriminazione.Tace. È l'immagine della rivoluzione cristiana, che ha sparso per il mondo l'idea di uguaglianza fra gli uomini fino ad allora assente. La rivoluzione cristiana ha cambiato il mondo. Vogliamo forse negare che ha cambiato il mondo?
Sono quasi duemila anni che diciamo "prima di Cristo" e "dopo Cristo". O vogliamo smettere di dire così?
Il crocifisso è simbolo del dolore umano. La corona di spine, i chiodi evocano le sue sofferenze. La croce che pensiamo alta in cima al monte, è il segno della solitudine nella morte. Non conosco altri segni che diano con tanta forza il senso del nostro umano destino.
Il crocifisso fa parte della storia del mondo.
Per i cattolici, Gesù Cristo è il Figlio di Dio. Per i non cattolici, può essere semplicemente l'immagine di uno che è stato venduto, tradito, martoriato ed è morto sulla croce per amore di Dio e del prossimo. Chi è ateo cancella l'idea di Dio, ma conserva l'idea del prossimo.
Si dirà che molti sono stati venduti, traditi e martoriati per la propria fede, per il prossimo, per le generazioni future, e di loro sui muri delle scuole non c'è immagine. È vero, ma il crocifisso li rappresenta tutti. Come mai li rappresenta tutti? Perché prima di Cristo nessuno aveva mai detto che gli uomini sono uguali e fratelli tutti, ricchi e poveri, credenti e non credenti, ebrei e non ebrei, neri e bianchi, e nessuno prima di lui aveva detto che nel centro della nostra esistenza dobbiamo situare la solidarietà tra gli uomini.
Gesù Cristo ha portato la croce. A tutti noi è accaduto di portare sulle spalle il peso di una grande sventura. A questa sventura diamo il nome di croce, anche se non siamo cattolici, perché troppo forte e da troppi secoli è impressa l'idea della croce nel nostro pensiero. Alcune parole di Cristo le pensiamo sempre, e possiamo essere laici, atei o quello che si vuole, ma fluttuano sempre nel nostro pensiero ugualmente.
Ha detto "ama il prossimo come te stesso". Erano parole già scritte nell'Antico Testamento, ma sono diventate il fondamento della rivoluzione cristiana. Sono la chiave di tutto. Il crocifisso fa parte della storia del mondo.

L'Unità 22 marzo 1988

 

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