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Restare a casa e andare oltre le singole paure.

Giovanna-Cascone-Itaca

Ansie per un domani incerto, timori per i cari più anziani, paura dell'immensa solitudine che emerge giorno dopo giorno come conseguenza dell’isolamento forzato, ma nei fatti da sempre nascosta negli angoli più remoti del nostro Io. Sono solo alcuni dei sentimenti che in questo ultimo mese hanno invaso la vita di tutti gli italiani. L'emergenza Corona virus ha stravolta il quotidiano, ha privato i cittadini di piccole e grandi cose che si davano per scontato perchè rientravano in quella normalità forse poco apprezzata. Una su tutte: la libertà ovvero la possibilità di scegliere senza alcuna restrizione cosa fare; la libertà di andare a fare una passeggiata, di fare shopping per le vie della città o nei grandi centri commerciali; la libertà di prendere un caffè al bar; la libertà di recarsi da un parente solo o in casa di riposo per l'usuale visita settimanale. Ad un mese dall'emergenza Corona virus tutto ciò non è più possibile. A distanza di 30 giorni dall’inizio dell’incubo la parola d’ordine è RESTARE A CASA perché questo è l’unico modo per fermare il male invisibile che conta numeri esorbitanti di contagi e decessi. Da più parti le indicazioni sono "restate a casa" eppure c'è chi fatica ancora oggi a capire che per una volta nella vita bisogna mettere da parte quell'idea di libertà legata al "faccio ciò che voglio" e decidere di comportarsi da cittadino italiano consapevole che il bene comune e quello del singolo coincidono, traducendosi in "restare a casa per il bene di tutti". E nel condividere questo pensiero e nel capire il senso profondo delle indicazioni sempre più restrittive del governo nazionale e dei singoli comuni, per cercare di frenare il persistere di atteggiamenti sbagliati, che la mente vola a tutte quelle donne che in questo isolamento si trovano a dover affrontare situazioni difficili. Sono proprio loro a soffrire ancor di più questa situazione. Sono loro che non riescono più a trovare conforto in quel quotidiano tram tram che magari le teneva per qualche ora lontane da casa per lavoro o per sbrigare faccende. Momenti che corrispondevano ad una fuga momentanea dal focolare che altro non era ed è una prigione. Oggi quelle stesse donne sono costrette a vivere senza sosta in quelle case, temendo di dover subire abusi e soprusi senza potersi difendere o scappare per trovare rifugio altrove. A tutte queste donne la Casa Internazionale delle donne di Roma e tutti i Centri antiviolenza d'Italia lanciano lo slogan "#nonseisola”. In un post su Fb scrivono: "in questo momento di emergenza sanitaria ai cittadini viene chiesto di restare a casa per la nostra sicurezza e per quella degli altri. Per molte donne però restare a casa non è un invito rassicurante, non è sinonimo di sicurezza. A tutte loro vogliamo dire #nonseisola!". Motivo per cui, anche in questo particolare momento storico, il numero nazionale dei centri antiviolenza 1522 è attivo.

Il pensiero va anche alle tante donne che in questi giorni, in ogni parte del Paese, lavorano nella filiera agroalimentare. A quelle donne, e naturalmente anche uomini, che ogni mattina con mascherina e guanti si posizionano davanti ai banchi da lavoro rendendo possibile l'approvvigionamento dei beni di prima necessità da parte delle grande distribuzione. Anche loro in trincea, anche loro a lavoro per il bene della nostra Italia. A loro va un doveroso ringraziamento così come ai tanti medici, infermieri, operatori socio sanitari e ai tanti volontari che da un mese lavorano senza sosta.  

Infine, penso alle tante donne, nonne, mamme, mogli, zie, sorelle che in silenzio continuano a mandare avanti la casa, ad occuparsi dei propri cari, a non trovare il tempo di annoiarsi. Sono quelle donne che hanno saputo cogliere il senso di questo periodo di isolamento ovvero l'occasione per ritrovarsi, per tornare a parlare, a chiacchierare, a confrontarsi con il primo marito o compagno, con i propri genitori e fratelli. Ma anche un'occasione per riscoprire se stessi, per fare i conti con il proprio passato per poi ripartire ad emergenza conclusa.

 

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