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Alfonso, l'avvocato santo, e le sue dodici regole: "Amate Giustizia, non ricorrete a mezzi illeciti"

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Oggi 1 agosto, il calendario ricorda la "nascita al Cielo" di Alfonso Maria de' Liguori. Egli fu un celebre avvocato di Napoli, forse il più giovane, avendo conseguito la laurea nel 1713 a 17 anni non ancora compiuti. Dovette aspettare la maggiore età per esercitare la professione forense che gli procurò molte soddisfazioni.
Ma nel 1723, per palese ingiustizia, perse una importante causa che lo aveva molto impegnato, quella sul feudo di Amatrice (oggi in provincia di Rieti) conteso dal Duca Orsini e dal Granduca di Toscana. In seguito alla ingiusta sentenza, Alfonso prende la radicale decisione di lasciare il mondo dei tribunali per dedicarsi - come si dice - a migliori cause.

Il contributo più importante di Alfonso al mondo forense sono state le dodici 12 regole deontologiche. Alfonso è considerato, infatti, l'inventore della deontologia. Com'è stato scritto, "Il giovane avvocato si presentava al combattimento forense avendo occhi ben aperti sulle tentazioni del foro e sguardo ben fisso sui suoi doveri, come testimoniano dodici comandamenti dell´avvocato tracciati per iscritto con l´aiuto, senz'altro, del P. Pagano, suo direttore spirituale. Ancora oggi queste "regole" sono un piccolo trattato di morale professionale, assolutamente non superato e possono costituire un punto di riferimento per gli avvocati di qualunque credo religioso. Alfonso li avea in una cartolina, e spesso li meditava".

Ci piace quindi riportarle, una per una: 

"1. Non bisogna accettare mai Cause ingiuste, perché sono perniciose per la coscienza, e pel decoro.
2. Non si deve difendere una Causa con mezzi illeciti, ed ingiusti.
3. Non si deve aggravare il Cliente di spese indoverose, altrimenti resta all´Avvocato l´obbligo della restituzione.
4. Le Cause dei Clienti si devono trattare con quell´impegno, con cui si trattano le Cause proprie.
5. E necessario lo studio dei Processi per dedurne gli argomenti validi alla difesa della Causa.
6. La dilazione, e la trascuratezza negli Avvocati spesso dannifica i Clienti, e si devono rifare i danni, altrimenti si pecca contro la giustizia.
7. L´Avvocato deve implorare da Dio l´ajuto nella difesa, perché Iddio e il primo Protettore della giustizia.
8. Non è lodevole un Avvocato, che accetta molte Cause superiori a suoi talenti, alle sue forze, ed al tempo, che spesso gli mancherà per prepararsi alla difesa.
9. La Giustizia, e l´Onestà non devono mai separarsi dagli Avvocati Cattolici, anzi si devono sempre custodire come la pupilla degli occhi.
10. Un Avvocato, che perde una Causa per sua negligenza si carica dell´obbligazione di rifar tutt´i danni al suo Cliente.
11. Nel difendere le Cause bisogna essere veridico, sincero, rispettoso, e ragionato.
12. Finalmente, diceva Alfonso, i requisiti di un Avvocato sono la Scienza, la Diligenza, la Verità, la Fedeltà, e la Giustizia
".

Una delle più importanti opere di Alfonso Maria fu inoltre le "Meditazioni sulla Passione del Signore". E qui, il giovane avvocato Alfonso si portò dietro le suggestioni del diritto e le teorie sul negozio giuridico. Eccone uno stralcio:

"Il negozio della nostra eterna salute è il negozio, che importa tutto: importa o la nostra fortuna o la nostra rovina eterna. Egli va a terminare all´eternità, viene a dire a salvarci o a perderci per sempre: ad acquistarci una eternità di contenti o una eternità di tormenti: a vivere una vita o sempre felice o sempre infelice.
O mio Dio, che ne sarà di me! Mi salverò o mi dannerò? Può essere che mi salvi, e può essere che mi perda. E se può essere che mi perda, perché non mi risolvo ad abbracciare una vita, che mi assicuri la vita eterna? Gesù mio, voi siete morto per salvarmi, ma io tante volte mi son perduto con perdere voi, bene infinito; non permettete ch´io abbia da perdervi più.
Stimano gli uomini un gran negozio il vincere una lite, l´ottenere un posto, l´acquistare un podere. Ma non merita nome di grande ogni cosa, che col tempo finisce. Tutti i beni di questa terra un giorno han da finire per noi: o noi lasceremo essi o essi lasceranno noi. Solo dunque dee chiamarsi grande quel negozio, che importa una felicità o infelicità eterna. Gesù mio Salvatore, non mi discacciate dalla vostra faccia, come meriterei...
".


Alfonso Maria de' Liguori (Napoli, 27 settembre 1696Nocera dei Pagani, 1º agosto 1787) è stato un vescovo cattolico, avvocato e compositore italiano, fondatore della Congregazione del Santissimo Redentore, autore di opere letterarie, teologiche e di celebri melodie; beatificato nel 1816, fu proclamato santo da papa Gregorio XVI nel 1839 e dichiarato dottore della Chiesa (doctor zelantissimus) nel 1871 da papa Pio IX. Ebbe come padre spirituale e confessore san Giovan Giuseppe della Croce.

Era il primo di otto figli di Giuseppe Liguori e di Anna Maria Caterina Cavalieri, originaria del brindisino. Il padre, un nobile cavaliere del seggio di Portanova, nonché ufficiale superiore della marina militare, lo affidò, sin da piccolo, a precettori di rango, tra cui il pittore Francesco Solimena che gli insegnò i rudimenti della sua arte in cui, negli anni a venire, Alfonso diede prova di abilità.

All'età di soli dodici anni s'iscrisse all'Università di Napoli e, quattro anni dopo, nel 1713 conseguì il dottorato (diritto civile e canonico dopo aver sostenuto un esame col grande filosofo e storico Giambattista Vico), cominciando ad esercitare la professione di avvocato già all'età di sedici anni. Nel 1718 ottenne la nomina a giudice del "Regio portulano" di Napoli. Frequentava la Confraternita dei dottori presso la chiesa dei Girolamini dei filippini e si assunse il compito di visitare i malati del più grande ospedale di Napoli.

Una dura sconfitta nella sua carriera professionale di legale nel 1723 fece maturare la sua ferma decisione di consacrarsi a Dio che vide l'opposizione del padre che lo voleva sposo di una lontana parente. Fu ordinato sacerdote il 17 dicembre 1726, all'età di trent'anni e, come risultato di un compromesso con il padre, sempre contrario alla sua scelta, non poté entrare nella congregazione dell'oratorio di San Filippo Neri, divenendo sacerdote diocesano con residenza nella casa paterna. Chiamava a raccolta i fedeli più umili a cui spiegava il Vangelo con modi semplici davanti alla chiesa di Santa Teresa degli Scalzi. Le riunioni vennero inizialmente ostacolate dalle autorità civili e religiose ma, grazie alla caparbietà del sacerdote e dei fedeli, furono approvate dal cardinale Francesco Maria Pignatelli.

A seguito del terremoto del 1731 che aveva colpito la città di Foggia e che stava provocando l'allontanamento dei fedeli dalla Chiesa si recò, alcuni anni dopo, in Capitanata. Qui, secondo fonti dell'epoca, il 30 novembre mentre predicava nella chiesa di San Giovanni Battista sarebbe stato avvolto da un fascio di luce e sarebbe stato visto levitare da terra davanti a tutta la folla radunata. L'episodio è ricordato nella raffigurazione di una delle vetrate della cattedrale di Foggia ed anche in un quadro conservato nella chiesa dove sarebbe avvenuto l'episodio. Nel 1732, all'età di 36 anni, lasciò definitivamente Napoli ritirandosi nuovamente a Scala (in provincia di Salerno), e poi presso l'eremo benedettino di Villa degli Schiavi a Liberi (provincia di Caserta e diocesi di Caiazzo), dove fondò la congregazione del Santissimo Redentore. La vita della nuova congregazione fu travagliata, in seguito ai diversi divieti applicati agli ordini religiosi e Alfonso Maria de' Liguori si valse della propria esperienza giuridica, scegliendo la formula della congregazione religiosa, legale nel Regno di Napoli. La congregazione venne approvata nel 1749 da papa Benedetto XIV.

I Redentoristi, con la loro predicazione improntata alla semplicità apostolica, valicarono con le loro missioni i confini del Regno giungendo sino in Italia centrale ed in Polonia.

Negli anni successivi alla fondazione della congregazione, Alfonso si dedicò alla stesura di numerose opere ascetiche, dogmatiche, morali ed apologetiche, tra cui la Theologia moralis 1753-1755 e La pratica del confessore 1755. Fu anche compositore di molte canzoni in italiano e in napoletano, tra cui il celebre canto natalizio Tu scendi dalle stelle, scritto e musicato durante una sua missione a Nola derivato da Quanno nascette Ninno composta con testo in napoletano durante la sua permanenza a Deliceto (provincia di Foggia) nel convento della Consolazione.

Nel 1762 papa Clemente XIII lo volle contro la sua volontà vescovo della diocesi di Sant'Agata de' Goti. Durante la terribile carestia che colpì nel gennaio 1764 il Regno di Napoli, Alfonso Maria de' Liguori riuscì a limitare le sofferenze della popolazione del suo territorio. Si industriò, assieme ai governatori locali, ai sacerdoti della città e della diocesi, per accendere mutui e calmierare il prezzo del pane arrivato alle stelle, rilanciando l'economia bloccata per quasi due anni. Nel 1775 lasciò la carica vescovile per problemi di salute: soffriva infatti di una forma di artrite che gli incurvò la spina dorsale. I suoi agiografi raccontano che mentre era vescovo, nel 1774, andò in bilocazione a Roma per assistere papa Clemente XIV che stava morendo e partecipò ai suoi funerali. I suoi confratelli ad Arienzo, nel Palazzo Vescovile dove risiedeva, lo avrebbero visto, per due giorni consecutivi, fermo su una poltrona, immobile come una statua, mentre a Roma sarebbe stato visto intento a confortare il papa che era in agonia. Tra il 1770 ed il 1776 tentò più volte di costituire una missione nel territorio di Martina Franca e scrisse in risposta ad alcune tesi dell'abate Magli di Martina un breve testo, Dichiarazione del sistema intorno alla regola delle azioni morali, che in seguito venne integrato nell'opera Theologia Moralis.

Si trasferì nella casa dei Redentoristi di Nocera dei Pagani (il nome con cui era conosciuta in passato, tra XVI secolo e il 1806, la civitas che comprendeva un'ampia porzione dell'Agro Nocerino, formata da 5 attuali comuni: Nocera Inferiore, Nocera Superiore, Pagani, Sant'Egidio del Monte Albino e Corbara), dove rimase fino alla morte, il 1º agosto 1787. Oggi riposa in un'urna all'interno della basilica pontificia di Pagani a lui intitolata. 

 

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