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"Troppo brutta per essere stuprata", la scure della Cassazione su una sentenza indecente: annullata!

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La mannaia della Suprema Corte di Cassazione su una sentenza che aveva fatto inorridire non solo l'opinione pubblica, ma anche molti giuristi. Una sentenza con cui erano stati assolti due uomini in quanto, a parere del giudice, le accuse loro mosse di stupro non apparivano convincenti in quanto, sostanzialmente, la donna era troppo brutta perchè quella accusa, di una violenza consumata ai suoi danni, fosse ritenuta credibile, troppo brutta, avevano semplificato i grandi media, per essere stuprata. Elemento, questo, fatto letteralmente a pezzi dai giudici della Suprema Corte in quanto le fattezze della donna, il suo aspetto estetico, è del tutto irrilevante per giudicare uno stupro. "Non è decisivo" per decidere l'esito di un processo. Così nel giudizio di rinvio, quella assoluzione di due ragazzi accusati di aver violentato una coetanea a Senigallia il 19 marzo del 2013, dovrà essere riconsiderata alla luce dei Principi espressi dalla Suprema corte, senza alcun rilievo, indebito ed illegittimo, all'aspetto "mascolino" della vittima. Senza quell'indecente riferimento testuale, addirittura, alla circostanza per cui: "come la foto del fascicolo processuale appare confermare", la situazione era proprio quella. 

Ma le censure mosse dalla Suprema Corte di Cassazione alla Corte d'Appello di Ancona, un collegio, lo ricordiamo, composto da sole donne, non si fermano qui. Senza, infatti alcun "supporto probatorio" le dichiarazioni dei due imputati sul consenso al rapporto sessuale sono state prese per buone a fronte della brutalità del rapporto in seguito al quale la ragazza si è dovuta sottoporre a intervento chirurgico e trasfusione. E, infine - scrive la Repubblica che per primo ha dato la notizia del pronunciamento della Suprema Corte - "gli ermellini fanno riferimento anche alle motivazioni shock della sentenza di appello: si fondano su elementi "irrilevanti in quanto eccentrici rispetto al dato di comune esperienza rispetto alla tipologia dei reati in questione", come "l'aspetto della vittima".

 

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