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Violenza domestica ai tempi del Coronavirus: le misure per contrastarla

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Nell'attuale situazione di emergenza da COVID – 19, la violenza di genere contro le donne rischia di aggravarsi ulteriormente: l'isolamento, la convivenza forzata, le restrizioni alla circolazione e l'instabilità socio-economica comportano per le donne e per i loro figli il rischio di una maggiore esposizione alla violenza domestica.

Il calo delle denunce registrato nell'ultimo mese e la diminuzione degli accessi delle donne nei centri antiviolenza non sono indici di una regressione delle forme di violenza contro le donne: sono, piuttosto, il segnale di una situazione allarmante, nella quale le donne vittime di violenza si trovano ancora più esposte alla possibilità di controllo e all'aggressività del partner maltrattante.

Difatti, la riduzione dei contatti esterni e la prolungata condivisione degli spazi domestici con il partner maltrattante rendono ancora più difficile l'emersione di situazioni di violenza domestica e assistita; d'altra parte, la prolungata condivisione dello spazio abitativo rischia di determinare non solo un aumento del numero stesso di episodi di violenza, ma anche un loro aggravamento.

A tale, già complicata, situazione, si aggiunge l'incidenza negativa che le misure restrittive introdotte dal Governo hanno avuto sull'operatività di numerosi servizi antiviolenza: l'obbligo di rispettare le disposizioni normative in materia di distanziamento sociale (isolamento dei malati; quarantena dei soggetti esposti; misure per i luoghi di lavoro; divieti di assembramento…), si rivela, di fatto, elemento che ostacola l'accoglienza delle vittime nei Centri Anti Violenza e nelle Case Rifugio, ovvero in quelle strutture destinate ad offrire accoglienza, tutela e sostegno nei percorsi di uscita dalla violenza. 

Per superare tali difficoltà, il Ministro dell'Interno ha invitato i Prefetti a individuare - anche con il coinvolgimento dei Sindaci e degli enti e delle associazioni che operano nel settore - nuove soluzioni alloggiative, anche di carattere temporaneo, che consentano di offrire l'indispensabile ospitalità alle donne vittime di violenza che, per motivi sanitari, non possono trovare accoglienza nei Centri Anti Violenza e nelle Case Rifugio, valutando anche la possibilità di ricorrere alle requisizioni in uso di strutture alberghiere ovvero altri immobili aventi analoghe caratteristiche.

Per fronteggiare la situazione e facilitare le denunce, la Polizia di Stato ha esteso l'app Youpol - realizzata per segnalare episodi di spaccio e bullismo – anche ai reati di violenza domestica: l'app è scaricabile dal sito del Ministero dell'Interno e della Polizia di Stato e permette di trasmettere in tempo reale, anche in forma anonima, messaggi ed immagini agli operatori della Polizia di Stato; dall'app è inoltre possibile chiamare direttamente il numero unico di emergenza 112, che trasmetterà tutte le segnalazioni ricevute alla questura competente per territorio.

La Ministra per le pari opportunità e la famiglia, con decreto del 2 aprile scorso, ha previsto, con iter straordinario, l'erogazione di 30 milioni per i fondi antiviolenza: in particolare parte delle risorse (10 milioni) destinata a specifiche attività collaterali per il contrasto alla violenza sarà prioritariamente impiegata per il sostegno delle iniziative adottate dai centri antiviolenza e le case rifugio per far fronte all'emergenza Covid-19; i restanti 20 milioni saranno invece destinati all'attività ordinaria dei centri antiviolenza e delle case rifugio. 

La stessa Ministra ha inoltre firmato un protocollo d'intesa con la Federazione degli ordini dei farmacisti italiani (Fofi), con Federfarma, con Assofarm, per potenziare l'informazione rivolta alle donne che subiscono violenza domestica durante questo periodo di emergenza: le farmacie riceveranno materiale informativo con indicazioni pratiche rivolte alle donne vittime di violenza, sul numero verde 1522, sulle app 1522 e YouPol, sul numero unico di emergenza 112; sarà diffuso il messaggio che le donne vittime di violenza possono/devono uscire dalle proprie case e che i centri antiviolenza e le case rifugio restano aperti per accoglierle.

Da ultimo, si segnala che lo scorso 26 marzo la Commissione parlamentare d'inchiesta sul femminicidio del Senato ha approvato all'unanimità una relazione sulle possibili soluzioni per prevenire e contrastare la violenza domestica in questo periodo. Tra le necessarie misure da attuare vi è il potenziamento della pubblicizzazione sia dell'informazione istituzionale sui servizi antiviolenza e antitratta sia dell'accesso ai numeri antiviolenza (nella specie, il numero nazionale antiviolenza e stalking 1522, il numero verde antitratta 800 290 290). Si evidenzia, poi, la necessità di garantire l'accesso delle donne ai centri antiviolenza, alle case rifugio e agli sportelli antiviolenza, assicurando il rispetto delle misure di sicurezza sanitaria, prevedendo la fornitura di dispostivi di protezione adeguati, la sanificazione, l'accesso gratuito a internet e l'annullamento dei costi delle utenze telefoniche, nonché spazi e strutture ad hoc per eventuali quarantene, con uno stanziamento straordinario di fondi. Si richiedono infine ulteriori misure di protezione sociale per le donne vittime di violenza (quali, un prolungamento del congedo straordinario dal lavoro per motivi di violenza) e specifiche misure per la protezione delle donne migranti, richiedenti asilo, rifugiate e vittime di tratta.

 

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